"Transizione", quarto album per Doracor, alias Corrado Sardella, tastierista romano di buone capacità, è una vera manna dal cielo per qualsiasi amante del rock sinfonico. Le due lunghissime suite "Cavaliere del destino" e "Transizione" inglobano tutto ciò che si apprezza del genere: introduzione d'atmosfera classicheggiante, cambi di tempo e di atmosfera continui, eleganti melodie vocali con alternanza del cantato maschile e femminile, lunghi momenti strumentali che mostrano la maestosità delle tastiere, ma spazio anche alla delicatezza del flauto e del violino, a leggeri arpeggi di chitarra acustica o a qualche momento più energico con protagonista la sei corde elettrica. Insomma, dei veri e propri pieces de resistence, costruiti egregiamente, che contengono tutti i crismi del filone più sinfonico e che non annoiano mai. Tra le due suite, poi, ritroviamo anche i sette minuti di "Luce ed ombra", un delizioso tassello romantico ulteriore riprova delle qualità di Doracor, tastierista bravo sia nelle più classiche ed altisonanti "cavalcate", sia in quei frangenti più profondi e riflessivi. Tutto perfetto? Non esattamente: quella batteria campionata, fredda e inespressiva, fa gridare vendetta e il cantato maschile non convince del tutto, ma non credo che bisogna raggiungere la perfezione assoluta per poter apprezzare un disco del genere. Ribadisco che "Transizione" è un ottimo lavoro di rock sinfonico e, pur con questi difettucci appena evidenziati, non tarderà a farsi apprezzare dai fanatici del sound che trent'anni fa era portato avanti da Keith Emerson e Rick Wakeman.

Giuseppe Di Spirito "Peppeprog"