Doracor è l'anagramma di Corrado Sardella, simpaticissimo tastierista romano (nonchè bassista e autore di tutte le tracce di batteria), che avvalendosi della collaborazione di ottimi musicisti crea la propria band, i Doracor appunto. Nel corso della carriera è andato sempre migliorando arrivando a personalizzare sempre più il suo stile in continua alternanza tra romanticismo e melodia.

La Carriera

1997 : The Long Pathway
1998 : Segni Premonitori
1999 : Antiche Impressioni
2001 : Transizione
2005 : Evanescenze

Il Disco

Il lavoro che ha dato notorietà a Corrado è frutto di uno straordinario coordinamento e sincronizzazione da parte di Sardella e dei suoi compagni d'avventura: in primis il bravo e fidato Milton Damia (voce e chitarra) coadiuvato in modo ineccepibile da Luisa Ladu (voce) e Massimo Farina (voce). Ottimi contributi vengono anche da Pierfrancesco Drago (flauto traverso), Riccardo Mastantuono (violino elettrico e chitarra acustica) e i chitarristi Nico Di Già e Marco Fedele. Tutte le musiche sono di Corrado Sardella mentre i testi (molto poetici) sono opera esclusiva di Tommaso Quattrocchi.

Cavaliere Del Destino

Suite di quasi 27 minuti.
Divisa in 11 parti, la composizione inizia con una intro strumentale in puro stile Doracor: atmosfere sinfoniche di ampio respiro dove la chitarra elettrica sembra recitare un ruolo di protagonista ma che, in verità, è alle direttive dei synths di Corrado. La seconda parte, contraddistinta dai controtempi della batteria e dai piccoli squarci di flauto di Drago, sembra essere un ode contrastata da sentimenti di speranza e amare constatazioni della realtà. La timbrica vocale di Farina è sempre gradevole e la sua interpretazione si concretizza in una partecipazione emotiva decisa ma mai troppo teatrale. Nella terza parte facciamo conoscenza con la voce della Ladu che risulta essere piacevole e che "lancia" Corrado per delle fughe strumentali di notevole spessore qualitativo. Noto con piacere alcune espressioni tastieristiche riferibili a Wakeman che s'intersecano armonicamente con la melodia. Nel proseguimento della suite, non mancano accellerazioni alternate a momenti più statici, con spunti melodici notevoli (peccato per l'uso della batteria elettronica): la settima parte "Il Giorno Dopo" è esemplare a tal fine.
D'atmosfera la parte successiva che funge da "ponte" verso una parte strumentale (tra le più belle dell'intero lavoro) dove Corrado ancora una volta dà sfoggia di tecnica, creatività e senso della melodia. Ci si avvicina così verso la parte finale dove ritroviamo la gradevole voce di Luisa (Un gioco che finisce) che forse accusa una timbrica un pò troppo fine per il genere di Corrado. Farina si dimostra a suo agio e di questo passo arriviamo, con soddisfazione, al finale dove la venditrice di sogni chiama Corrado e lo libera da tutte le ossessioni e i richiami del tempo.

Luce ed Ombra

L'inizio di Fedele (chitarra acustica), Drago (flauto) e Mastantuono (violino), esprime una dolce sensazione di sottile eleganza mista ad influenze folk che viene, poco dopo, avvolta dalla sinfonicità di Corrado e dai suoi synths mai troppo barocchi o magniloquenti. Quando Damia irrompe dolcemente, il brano acquista maggiore solidità e il testo rispecchia le emozioni di un artista che osserva sè stesso all'interno del proprio diario notando luci ed ombre che uniscono le sue emozioni e il modo di considerare la propria vita. Una poesia che è anche un inno alla vita e che viene reso alla meglio dalla melodia creata da Corrado, in perenne bilico tra dolcezza e fantasia, tra sogno e realtà.

Transizione

Suite di quasi 18 minuti.
Dopo un inizio acustico simil Genesis di Mastantuono, la struttura melodica inizia a prendere forma.
Qui è Luisa ad interpretare la parte di protagonista. Stavolta la sua interpretazione è più convinta (Nell'Irreale) ed è magicamente sostenuta da Corrado che ricama passaggi solistici davvero incisivi e piacevolissimi con scale, ancora una volta, debitrici a Wakeman. Nella parte finale, la suite si tramuta dipingendo atmosfere che variano da un sound acustico ad un altro più evocativo e di ampio respiro che và lentamente svanendo come se si "guardasse lontano" cercando d'intravedere un'ultima speranza...

GIUDIZIO GLOBALE

Il lavoro che ha permesso a Doracor di avere la meritata visibilità nel mondo prog italiano ed internazionale. Il disco è dominato dal senso melodico di Corrado e le sue strutture compositive non fanno altro che dimostrare questa sua grande dote. Chi ama il progressive senza troppi fronzoli o inutili complicazioni andrà a nozze con questo lavoro. Note dolenti sono la cattiva incisione, che non rende affatto giustizia ad un lavoro qualitativamente rispettabile, e la mancanza di un vero batterista. Nonostante questi difetti, il disco è da avere senza indugi per fare un piacevolissimo e distensivo viaggio nel sound di Doracor, guidati dai poetici e sognanti testi del bravo Quattrocchi, un musicista per l'anima.

Fabrizio Catalano