Si rischia di essere ripetitivi, ma anche questo è un cd validissimo il cui unico difetto risiede nella scelta di usare la batteria elettronica. Lo diciamo subito, così come subito rimarchiamo l'evoluzione della musica di Doracor, che sta portando ad una maturità artistica lodevole. E' un Doracor sempre meno bombastico e sempre più romantico. Ma di quel romanticismo tutt'altro che mieloso ed erede invece del sound dei Genesis. Ascoltate i molteplici passaggi che rimandano al miglior Tony Banks (in particolare l'assolo su Dimensione 4, una delle migliori cose mai fatte da Corrado Sardella) ed emozionatevi: sono letteralmente da brividi. Bandite ingenuità e ruffianerie, ci sono sempre le immancabili cavalcate sinfoniche che hanno contraddistinto la produzione passata e tutto è amalgamato alla perfezione in un lavoro senza cedimenti. La forma suite continua ad essere quella preferita, quella nella quale il tastierista romano si muove meglio e le tracce presenti in Onirika ne sono la più perfetta delle dimostrazioni. La title-track (dal ricchissimo quadro sonoro: new-prog e tradizione prog italiana, in stile Orme e Locanda delle Fate, che si fondono magicamente) e la già citata Dimensione 4 (tanto genesisiana) possono rientrare tra le composizioni più interessanti mai realizzate da Sardella, che come sempre si circonda di musicisti bravi che danno un apporto fondamentale alla realizzazione dell'opera, con interventi di gran classe, misurati al punto giusto e senza mai risultare invadenti. Un plauso particolare al sassofonista Vincenzo Antonicelli, che dona un gusto melodico non indifferente, agli abili guitar-solos di Milton Damia e alla cantante Gianna Chillà, bel timbro vocale e tanta personalità in quei pur sporadici momenti in cui tocca a lei stare al centro dell'attenzione.

Peppe De Spirito