Parlare dei dischi di Corrado Sardella (in arte Doracor) non è sempre facile. Conoscendo bene tutta la sua discografia posso arrivare ad una conclusione: i dischi del tastierista romano o li ami o li odi. Mi metto senza dubbio nella prima categoria, anche se onestamente devo ammettere che l’originalità non è il punto forte della sua produzione. Quando però ti trovi in macchina con amici, lontani nell’ascolto da questo genere musicale, ma che ti chiedono di rimettere determinati pezzi, capisci che ti trovi di fronte a due possibilità: o ammorbarli con tutte le influenze che il gruppo che hai proposto rivela o fregartene e risentire insieme i brani che gli sono piaciuti. Con i dischi di Doracor mi capita spesso questa situazione. Ho constatato che la musica proposta, anche nella sua semplicità (che non è sinonimo di povertà di idee) è apprezzata anche da chi non è avvezzo a determinate sonorità. Parliamo quindi di questa sesta produzione che esce ancora una volta per la Mellow Records. Se si potesse visualizzare graficamente tutti e sei i lavori, e mettendo come cuspide "Transizione" (punto a mio parere ancora non superato di tutta la sua discografia), questo "Onirika" si troverebbe un gradino sotto. Siamo in ogni modo di fronte ad un bel lavoro, penalizzato (è oramai una costante, ma sembra che Corrado finalmente stia lavorando su questo frangente) dalla batteria campionata che contraddistingue ogni brano di questo cd. Prima di parlare dei brani che compongono questo sesto lavoro, è il caso di parlare dei personaggi che collaborano con Doracor. Elogio particolare quindi alla bellissima voce di Gianna Chillà che ci regala veramente belle emozioni nei brani nei quali è coinvolta, e di Milton Damia che è uno che la chitarra la sa suonare veramente bene e che, nei brani vocali dove è chiamato in causa, mostra anche una discreta voce. Il progressive di matrice sinfonica, improntato sulle tastiere, dei progetti di Doracor, non fa gridare al miracolo ma è godibile almeno per i miei gusti. "Onirika" è formato da 4 composizioni: "Eden", la title track, "Il giardino di pietra" e "Dimensione 4". Le linee melodiche sono come sempre i punti forti dei lavori del tastierista e tutte le 4 composizioni del cd hanno poche cadute di stile.
Potremmo muovere qualche appunto sui testi che secondo me sono meno coinvolgenti (e anche più slegati rispetto alla musica) paragonati a quelli presenti nei precedenti lavori del Sardella, ma vorrebbe dire cercare il pelo nell’uovo perché comunque si rimane più colpiti dalle trame musicali ordite con la tastiera. Ad un neofita della musica di Doracor direi senz’altro di cominciare ad avvicinarsi alla sua musica con "Transizione", chi invece ha già apprezzato le doti melodiche del tastierista non rimarrà deluso anche da questo lavoro.

Antonio Piacentini