Tanto tuonò che piovve! E pure in abbondanza! La critica principale che è sempre stata fatta alla musica di Corrado Sardella, alias Doracor, è quella riguardante il costante utilizzo della batteria elettronica. Al settimo album, il tastierista romano si è finalmente deciso a ricorrere allo strumento vero ed ha chiamato ben tre drummers per “porre rimedio”. Il più attivo è Davide Guidoni, ex Taproban, ma spicca la comparsata del marillioniano Ian Mosley sul brano Imperium. La nuova opera di Doracor è un chiaro e vivissimo omaggio alla capitale italiana (ed è anche corredata di alcune splendide foto della città nel booklet), al punto che si apre con un testo recitato in romanesco da Daniele Si Nasce. Il resto è la solita garanzia: rock sinfonico di buona fattura, costruito egregiamente ed eseguito alla perfezione, con le tastiere ovviamente in primo piano, pronte ad indirizzare il sound verso elementi di musica classica, verso aperture melodiche, verso atmosfere sognanti, a lanciarsi in infuocati solos, ma anche a dividere la scena, nei frangenti più energici, con la chitarra di Milton Damia (autore tra l’altro di una convincente prova vocale). Non mancano intriganti inserimenti di violino e di sax a rendere più elegante il tutto. E la discografia di Doracor si arricchisce così con questa nuova valida prova, non distante dai migliori standard qualitativi raggiunti con Transizione ed Onirika.

Peppe De Spirito