Corrado Sardella con il suo progetto DORACOR è arrivato alla sua settima incisione.
Comincio da qui per parlare di questo lavoro. Non si arriva a pubblicare sette dischi con la stessa etichetta discografica se non c’è un reale potenziale musicale e un reale amore per queste sonorità. Tra alti e bassi nella sua discografia, dischi da avere assolutamente come "Transizione" e altri in cui forse è bella solo la cornice, si arriva a questo "Lady Roma" che è sicuramente tra le cose più belle prodotte dal tastierista romano.
Un omaggio a Roma, alla Roma che non c’è più. Come forse non ci sono più i veri amanti delle sonorità che propone Doracor. Ascoltando l’introduzione recitata di Daniele si Nasce (a Roma famosissimo per i suoi spettacoli in cui ripropone i fasti musicali di Renato Zero) mi veniva da pensare che quella descrizione di Roma così poetica e così lontana dalla realtà, si poteva benissimo applicare a tutto il mondo che ruota intorno al progressive attuale. Ci si accontenta delle copie e dei cloni dei gruppi famosi anni '70 pensando che il prog nel 2008 sia ancora quello, quando invece concretamente non è così. Sardella si pone a metà strada, perché è innegabile che peschi a piene mani dal repertorio sinfonico '70-'80 e new prog ma è anche vero che in questi anni è riuscito a proporre un modello musicale che è tutto suo. Potremmo definirla firma, perché i suoi brani si riconoscono. Sono originali anche se i punti di riferimento son sempre quelli (ma son quelli per tutti).
Già la suite che apre e che si chiama come questo lavoro è un biglietto da visita con il nome Corrado Sardella scritto in oro e la prima cosa che risalta è finalmente l’uso di una vera batteria con un vero batterista come Davide Guidoni (in questo lavoro ne troviamo addirittura tre che si alternano alle pelli). Otto minuti che devono molto al new prog di matrice inglese. Sono senz’altro da ricordare anche "EnteRomaPatia" con un grandissimo Vittorio Riva (gli ospiti importanti non mancano in questo cd) e "Roma dei Misteri". Ascoltandolo pensavo a tutti quelli (come anche il sottoscritto) che per cercare certi suoni si sono affidati all’ultimo lavoro degli Abel Ganz o che sperano ancora nei Pendragon. E pensavo quanti amanti dei Genesis del periodo post “The Lamb” potrebbero apprezzare certi passaggi di "Diafana Ipnosi". A volte abbiamo le cose più belle sotto il naso e non ce n’accorgiamo e magari ci sarà chi acquisterà questo cd solo per la comparsata di due minuti di Ian Mosley dei Marillion in "Imperium" (e per dirla tutta Davide Guidoni e Vittorio Riva con il loro lavoro caratterizzano ed esaltano in maniera molto migliore il resto del lavoro). Se, comunque, l’apporto di un musicista con un nome importante può servire per far conoscere e portare agli onori della cronaca artisti di nicchia, ben venga. Diciamo che Doracor ha fatto come il Milan con Ronaldinho, poi alla fine sono più importanti Inzaghi e Borriello :-)
Al buon Corrado possiamo anche perdonare i sette minuti in stile “Mezzanotte e dintorni” di Vento dell’est (parere personalissimo anche perché è innegabile che il pezzo sia molto bello come è innegabile che c’entri poco col resto), nel momento in cui ci regala pezzi come "Testimone la luna" (per me tra i brani più belli della sua produzione) e quel brano strumentale in puro stile Sagrado con un Riccardo Mastruantono (grande anche alla chitarra e al mandolino) che ricorda tanto Marcus Viana.
Il disco sarebbe stato ancora più bello se alla voce (ormai una sicurezza) di Milton Damia ci fosse stato un contraltare femminile in un paio di brani.
Chi ancora non conosce Doracor e ama determinate sonorità può avere in questo "Lady Roma" un buon punto di partenza per scoprire questo artista, chi già lo conosce deve cominciare a pensare di dedicare un piccolo scaffaletto alla sua discografia.

Antonio Piacentini